

Quindici.

Societ, cultura e politica.
nella prima met dell'Ottocento.


62. Il proletariato di Londra.

Da: F. Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra,
Editori Riuniti, Roma, 1962.

Da questo brano di Friedrich Engels, filosofo e uomo politico
tedesco, emergono le spaventose condizioni di vita del
proletariato londinese, ghettizzato, in seguito alla rivoluzione
industriale e all'emigrazione dalle campagne, in quartieri malsani
e privi di servizi igienici. Engels, traendo le proprie
considerazioni sia da esperienze personali, che da cronache
giudiziarie e resoconti parrocchiali, stila una sorta di mappa
geografica della Londra proletaria, valida comunque per qualsiasi
altro centro industriale, con i suoi cortili, i vicoli sporchi e
sterrati, dove migliaia di oneste e laboriose famiglie, molto pi
oneste, molto pi stimabili di tutti i ricchi di Londra erano
costrette ad abitare le case peggiori nella zona peggiore della
citt.

Ma passiamo ora ad esaminare in modo pi particolareggiato le
condizioni in cui la guerra sociale pone la classe nullatenente.
Vediamo un poco quale salario, in forma di abitazione, vestiario e
nutrimento, la societ fornisce realmente all'operaio per il suo
lavoro, quale esistenza assicura a coloro i quali contribuiscono
pi di tutti gli altri all'esistenza della societ; e prendiamo in
primo luogo le abitazioni.
Ogni grande citt ha uno o pi quartieri brutti, nei quali si
ammassa la classe operaia. E' vero che spesso la miseria abita in
vicoletti nascosti dietro i palazzi dei ricchi; ma in generale le
 stata assegnata una zona a parte, nella quale essa, bandita
dalla vista delle classi pi fortunate, deve campare la vita per
conto suo, comunque vada. Questi quartieri brutti in Inghilterra
sono fatti pi o meno alla stessa maniera in tutte le citt: le
case peggiori nella zona peggiore della citt; per lo pi lunghe
file di costruzioni in mattoni a uno o due piani, eventualmente
con cantine abitate, e quasi sempre disposte irregolarmente.
Queste casette di tre o quattro stanze con cucina sono chiamate
cottages e in tutta l'Inghilterra - tranne qualche parte di Londra
- sono le normali abitazioni della classe operaia. Quanto alle
strade, di solito non sono lastricate, ma piene di buche, sporche,
cosparse di rifiuti vegetali e animali, senza canali di scarico o
fogne, ma provviste di fetide pozzanghere stagnanti. Oltre a ci
la circolazione dell'aria  resa pi difficile dalla struttura
pessima e irregolare di tutto il quartiere, e poich in uno spazio
ristretto vivono molte persone,  facile immaginare quale aria
regni in questi quartieri operai. Inoltre le strade, quando il
tempo e bello, servono da stenditoio; da casa a casa vengono tese
di traverso corde cui si appende la biancheria bagnata.
Prendiamo qualcuno di questi quartieri brutti. Ecco per prima
Londra e, a Londra, la famigerata cornacchiaia (rookery), St.
Giles, che ora finalmente sta per essere attraversata da un paio
di strade ampie e quindi sar distrutta. St. Giles giace nel mezzo
della zona pi popolosa della citt, contornata da strade ampie e
splendide nelle quali si aggira il bel mondo di Londra, proprio
nelle immediate vicinanze di Oxford Street e di Regent Street, di
Trafalgar Square e dello Strand. E' una massa disordinata di alte
case, di tre o quattro piani, con strade strette, contorte e
sporche, nelle quali regna un'animazione per lo meno pari a quella
delle vie principali della citta, solo che a St. Giles si vede
unicamente gente che appartiene alla classe operaia. Per le strade
si tiene il mercato: ceste piene di ortaggi e di frutta,
naturalmente tutta pessima e quasi non commestibile, restringono
ancor pi il passaggio, emanando, al pari delle macellerie, un
puzzo disgustoso. Le case sono abitate dalle cantine fin sotto i
tetti, sporche di dentro e di fuori, ed hanno un aspetto tale che
nessuno vorrebbe abitarci. Ma questo  ancora niente di fronte
alle abitazioni negli angusti cortili e nei vicoli tra una strada
e l'altra, in cui si entra attraverso passaggi coperti tra le
case, e dove la sporcizia e la rovina superano ogni immaginazione:
qui  difficile trovare un vetro intatto, i muri sono sbriciolati,
gli stipiti delle porte e le intelaiature delle finestre spezzati
e sgangherati, le porte sono formate da vecchie tavole inchiodate
insieme o non esistono affatto: in questo quartiere di ladri non
sono necessarie le porte, poich non vi  nulla da rubare.
Dappertutto sono sparsi mucchi di immondizie e di cenere, e
l'acqua sporca gettata davanti la porta si raccoglie in
pozzanghere puzzolenti. Qui abitano i pi poveri tra i poveri, gli
operai peggio pagati, insieme con ladri, furfanti e vittime della
prostituzione, in un miscuglio eterogeneo; la maggior parte sono
irlandesi o discendenti di irlandesi, e anche coloro i quali non
sono ancora naufragati nel gorgo della corruzione che li circonda,
ogni giorno scendono pi in basso, ogni giorno di pi vanno
perdendo la forza di resistere all'influsso degradante della
miseria, della sporcizia e dell'ambiente malsano.
Ma St. Giles non  l'unico quartiere brutto di Londra. Nello
sterminato groviglio di strade vi sono centinaia e migliaia di
straducole e vicoli nascosti, le cui case sono troppo in cattivo
stato per essere utilizzate da coloro che possono ancora spendere
qualche soldo per un'abitazione umana; spesso questi miserabili
rifugi della miseria pi nera si trovano accanto ai sontuosi
palazzi dei ricchi. Cos, recentemente, in occasione di una
necroscopia [autopsia], una zona situata proprio accanto a Portman
Square, una vasta piazza assai decorosa,  stata indicata come la
residenza di una moltitudine di irlandesi moralmente degradati
dalla sporcizia e dalla miseria. In strade come ad esempio Long
Acre ed altre, non proprio di lusso ma tuttavia decorose, vi sono
innumerevoli scantinati usati come abitazione, dai quali salgono
alla luce del giorno figure malaticce di bambini e donne lacere e
affamate. Nelle immediate vicinanze del Teatro di Drury Lane - il
secondo di Londra - vi sono alcune tra le pi brutte strade della
citt: Charles Street, King Street e Parker Street, le cui case
sono anch'esse popolate dalle cantine fino al tetto da famiglie
poverissime. Nelle parrocchie di St. John e St. Margaret, a
Westminster, nel 1840, secondo il Journal of Statistical Society,
5366 famiglie di operai abitavano in 5294 abitazioni, - se si
pu chiamarle con questo nome, - uomini, donne e bambini
ammucchiati insieme senza riguardo all'et o al sesso, in tutto 26
830 individui; e i tre quarti di queste famiglie non disponevano
che di una sola stanza. Nell'aristocratica parrocchia di St.
George, Hanover Square, secondo la stessa fonte, 1465 famiglie di
operai, complessivamente 6000 persone abitavano nelle medesime
condizioni: anche qui, pi di due terzi del numero complessivo
ammucchiati in ragione di una sola stanza a famiglia. E come viene
sfruttata con mezzi legali dalle classi abbienti la miseria di
questi infelici, presso i quali neppure i ladri sperano di poter
trovare qualcosa! Per le orribili abitazioni presso Drury Lane,
ricordate sopra, si pagano i seguenti fitti: due alloggi nello
scantinato 3 scellini (1 tallero) alla settimana, una stanza al
pianoterra 4 scellini, al primo piano 4 scellini e mezzo, al
secondo 4 scellini, la soffitta 3 scellini; cos che gli affamati
abitanti di Charles Street pagano da soli ai proprietari di case
un tributo annuo di 2000 sterline (14 000 talleri) e le 5366
famiglie gi ricordate di Westminster un canone annuo di
complessive 40 000 sterline (270 000 talleri).
Ma la zona operaia pi vasta  a oriente della Torre, a
Whitechapel e Bethnal Green, dove  concentrata la massa
principale degli operai di Londra. Ascoltiamo ci che dice il sig.
G. Alston, pastore di St. Philip's, Bethnal Green, sulle
condizioni della sua parrocchia:
.
Essa contiene 1400 case, che sono abitate da 2795 famiglie, ossia
circa 12 000 persone. Lo spazio in cui abita questa grande massa
di popolazione misura meno di 400 yarde quadrate (1200 piedi)
[yarde e piedi sono due unit di misura di lunghezza anglosassoni,
che corrispondono a circa cm 90 e 30 nell'ordine], e dato tale
affollamento, non  cosa eccezionale che un uomo, sua moglie,
quattro o cinque figli e talvolta anche il nonno e la nonna
abitino in una sola stanza di dieci o dodici piedi quadrati, nella
quale lavorano, mangiano e dormono. Credo che, prima che il
vescovo di Londra attirasse l'attenzione pubblica su questa
parrocchia cos miserabile, la gente del West End la conoscesse un
po' come conosce i selvaggi australiani o le isole dei mari del
sud. E se veniamo a conoscere, per osservazione diretta, i mali di
questi infelici, dopo aver spiato il loro magro pasto e averli
visti piegati dalle malattie o dalla disoccupazione, troveremo un
abbandono e una miseria tali che una nazione come la nostra deve
vergognarsi che ci sia possibile. Io sono stato parroco di
Huddersfield nei tre anni in cui le fabbriche sono andate peggio;
ma non ho mai visto un cos totale abbandono dei poveri come da
quando sono a Bethnal Green. Non un solo padre di famiglia su
dieci in tutto il vicinato ha altro abito oltre l'abito da lavoro,
e questo , per di pi, lacero e consunto oltre ogni dire; molti,
addirittura, non hanno per la notte altra copertura che questi
stracci, e per letto null'altro che un sacco pieno di paglia e di
trucioli.

Gi da questa descrizione ci facciamo un'idea dell'aspetto che
debbono avere tali abitazioni. Ma vogliamo ancora seguire le
autorit inglesi, che a volte vi mettono piede, in alcune
abitazioni proletarie.
In occasione di una necroscopia eseguita dal signor Carter,
coroner [giudice] del Surrey, sul cadavere della quarantacinquenne
Ann Galway il 16 novembre 1843, i giornali cos si esprimono a
proposito dell'abitazione della morta: la donna abitava con il
marito ed un figlio diciannovenne al numero 3 di White Lyon Court,
Bermondsey Street, Londra, in una stanzuccia dove non c'era n un
letto, n qualcosa che vi somigliasse, n alcun altro mobile. Essa
giaceva morta accanto al figlio sopra un mucchio di piume, che
erano sparse anche sul suo corpo seminudo, poich non esistevano
coperte n lenzuola. Le piume si erano attaccate cos saldamente
al corpo, che il medico non pot esaminare il cadavere se non dopo
averlo fatto ripulire; lo trovo semischeletrito e tutto pieno di
morsicature di insetti. In una parte del pavimento i mattoni erano
stati divelti e il buco veniva usato dalla famiglia come latrina.
Luned 15 gennaio 1844 due ragazzi furono condotti davanti al
tribunale correzionale di Worship Street, perch per la fame
avevano rubato in un negozio un piede di vacca semicotto e
l'avevano subito divorato. Il giudice si sent in dovere di far
svolgere ulteriori indagini, e ricevette dai poliziotti questo
rapporto: la madre dei ragazzi era la vedova di un ex soldato, che
poi aveva servito nella polizia e, dopo la morte del marito, si
era trovata assai male con i suoi nove figli. Abitava al numero 2
di Pool's Place, Quaker Street, Spitalfields, nella pi squallida
miseria. Quando il poliziotto and da lei, la trov con sei dei
suoi figli letteralmente stipati in un angusto retrostanza privo
di mobili, eccettuate due vecchie sedie di vimini senza fondo e un
tavolino con due gambe rotte, su cui erano una tazza
sbocconcellata e un piccolo piatto. Nel focolare a malapena una
scintilla di fuoco, e in un angolo un mucchietto di stracci,
quanti ne pu tenere una donna in un grembiule, che servivano da
letto per tutta la famiglia. Per coperte non avevano che i loro
laceri indumenti. La povera donna gli narr che l'anno precedente
aveva dovuto vendere il letto per procurarsi un po' di nutrimento;
la biancheria da letto l'aveva data in pegno ad un negoziante di
alimenti, in cambio di un po' di viveri; insomma, aveva dovuto
vendere tutto per avere un poco di pane. Il giudice fece dare alla
donna un notevole sussidio dalla cassa dei poveri.
Nel febbraio del 1844 una vedova di sessant'anni, Theresa Bishop,
insieme alla figliola malata di ventisei anni, venne raccomandata
alla beneficenza del giudice di Marlborough Street. Abitava al
numero 5 di Brown Street, Grosvenor Square, in un piccolo
retrostanza non pi grande di un armadio, in cui non vi era
neppure un mobile. In un angolo giacevano alcuni stracci, sui
quali le due donne dormivano; una cassa serviva contemporaneamente
da tavolo e da sedia. La madre guadagnava qualcosa facendo le
pulizie; a detta del padrone esse vivevano in quelle condizioni
dal maggio del 1843, avevano venduto o impegnato quanto
possedevano e tuttavia non avevano mai pagato l'affitto. Il
giudice fece pervenire loro una sterlina dalla cassa dei poveri.
Non intendo certo affermare che tutti gli operai di Londra vivano
in una tale miseria, come le tre famiglie citate; so bene che, di
fronte ad uno cos completamente calpestato dalla societ, ve ne
sono dieci che vivono meglio, ma affermo che migliaia di oneste e
laboriose famiglie, molto pi oneste, molto pi stimabili di tutti
i ricchi di Londra, si trovano in queste condizioni indegne di un
essere umano, e che ogni proletario, nessuno eccettuato, senza sua
colpa e nonostante tutti i suoi sforzi, pu essere colpito da un
eguale destino.
Ma, nonostante tutto, sono ancora fortunati quelli che hanno un
riparo qualunque; fortunati a paragone dei senzatetto. Ogni
mattina a Londra 50 000 persone si alzano senza sapere dove
potranno posare il capo la notte seguente. I pi fortunati tra
loro, quelli che riescono a mettere da parte per la sera uno o due
pence [un centesimo di sterlina], vanno in una delle cosiddette
case d'alloggio (lodging-houses), che abbondano in ogni grande
citt, e dove in cambio del denaro ricevono asilo. Ma quale asilo!
Da cima a fondo la casa  piena di letti, quattro, cinque, sei
letti in ogni stanza, quanti ve ne entrano. In ogni letto vengono
messe quattro, cinque, sei persone anche qui quante ve ne entrano,
malati e sani, vecchi e giovani, uomini e donne, ubriachi e sobri,
come capita, tutti mescolati. Naturalmente ne derivano liti,
bastonature e ferimenti, e se i compagni di letto si mettono
d'accordo  ancor peggio, perch allora si concertano rapine o si
commettono cose cos bestiali che il nostro linguaggio, ormai
divenuto umano, non vuol tradurre in parole. E coloro i quali non
possono pagarsi tale giaciglio? Ebbene, costoro dormono dove
trovano posto, in qualche passaggio, sotto un porticato, in un
qualsiasi angolo dove la polizia o i proprietari li lasciano
dormire indisturbati; alcuni capitano anche nei ricoveri che la
beneficenza privata ha istituito qua e l; altri dormono sulle
panchine dei parchi, proprio sotto le finestre della regina
Vittoria [ebbe la corona dal 1837 al 1901].
